Intervista a Simohamed Kaabour

1. Per le elezioni comunali sono ben undici i candidati in corsa per Tursi.
Cosa la differenzia dalle altre e dagli altri esponenti e perché i cittadini dovrebbero votarla?


Sarebbe banale dire il colore della pelle e i tratti somatici ?!?!
Certamente vivo una plurima condizione come cittadino italiano ma di origine straniera. Nonostante in campagna elettorale tutti promettano e riscoprano questa loro vicinanze ai cittadini, io posso definirmi un semplice cittadino che ha “osato” sfidare la solita politica, insieme ad altri ragazzi e ragazze che non si rispecchiano negli attuali rappresentanti politici.
Prendendo parte all’agone politico scopriamo uno dei motivi per cui il cittadino è lontano dalla politica: l’inesattezza e l’inconcludenza delle indicazioni burocratiche che la politica ci offre.

Un cittadino, nel momento in cui decide di attraversare questo fiume chiamato politica, come stiamo facendo noi, scoprirà che si tratta di sabbie mobili nelle quali risulta difficile divincolarsi.

Inoltre noi siamo l’unico movimento culturale, che non si propone come risolutore di tutti i problemi di Genova, ma piuttosto abbiamo pochi punti su cui focalizziamo la nostra attenzione e quella dei cittadini.
Noi ci facciamo portatori della garanzia dei diritti dei vari cittadini, rivendichiamo il loro diritto a partecipare attivamente alla politica e alle decisioni che si ripercuotono sul nostro quotidiano.

E’ un passo che deve fare la politica e i cittadini. Infine riprendendo quel significato, sempre più relativizzato di democrazia, rivendichiamo una città concretamente democratica che prenda in considerazione nel suo insieme tutti i cittadini, ovvero tutti coloro che contribuiscono economicamente, culturalmente e socialmente alla città di Genova. Dunque non si può parlare di immigrati e autoctoni, ma bisogna valorizzare il singolo per dare vita ad una collettività coesa e responsabile.

2. Quali sono le urgenze della città? Qual è la prima cosa che farebbe se diventasse sindaco?

Sicuramente c’è bisogno di riportare al centro dell’attenzione delle forze politiche i cittadini. Qualunque azione, intervento proposto oppure attuato da queste, deve essere finalizzato a creare benessere per la collettività.
Le difficoltà dei cittadini oggi giorno nascono dal dilagante senso di insicurezza che le forze politiche hanno creato scontrandosi tra esse e arrivando a demolire lo stato sociale.
Per cui la prima cosa che faremmo se vincessimo le elezioni, sarebbe un passo verso la cittadinanza, girando quartiere per quartiere e raccogliendo impressioni e paure per decidere insieme da che parte ricominciare a costruire una Genova su misura di tutti, a partire dal rilancio della città quale crocevia di rotte commerciali per ridare certezze come può essere il lavoro a tutti gli individui che si sentono parte integrante della società genovese.

3. Sono note le difficoltà italiane nel conferire incarichi di rappresentanza politica alle donne. Tuttavia, dopo la scelta di Pisapia a Milano e di Monti al governo, che hanno nominato svariate assessore e ministre, come prevede di comporre la sua giunta?

Più che altre è noto il maschilismo e machismo che pervade la nostra società. Per cui la nostra giunta sarebbe composta in egual modo dai due generi, ma tenendo conto del fatto che il parametro di scelta è innanzitutto basato sulle competenze e capacità della persona incaricata, che deve tenere fede al proprio impegno, cercando di dare spazio a tutte quelle categorie di individui discriminati come possono essere le donne. Certamente cercheremmo di essere i più coerenti possibile con i principi e rivendicazioni di cui ci facciamo portatori.

4. Genova è una città a forte vocazione culturale, basti pensare al numero di teatri e spettacoli e alle tante iniziative svolte da Palazzo Ducale, dai musei, dalle biblioteche e dalle gallerie. Con i tagli ai Comuni c’è il pericolo di perdere risorse importanti per il settore. Quali sono le sue politiche in merito, anche pensando allo sviluppo del turismo?

I tagli subiti dai comuni non possono essere la giustificazione o la risposta da dare a coloro che chiedono che fine farà la cultura a Genova. Le risorse ci sono anche se ridotte, e a questo punto bisogna diventare ancor più ligi nel convogliarle in maniera utile per il territorio. Senza cultura, una città non può costruire un presene ed un futuro né tanto meno passare un testimone importante alle nuove generazioni, quale può essere la guida di una città ed un paese basato sulla democrazia.
Fino ad oggi Genova ha sempre concentrato i suoi eventi culturali nel centro della città, escludendo da una reale partecipazione tutte quelle zone periferiche. Noi proponiamo una città che venga vissuta e coinvolta a 360 °, dislocando alcuni degli eventi in quelle aree poco considerate. Alcuni progetti sulla riqualificazione artistica dei quartieri può essere affidato a giovani ed esperti del settore, perché possano dare vita ad una nuova immagine della periferia, che a sua colta può entrare a fare parte dell’itinerario turistico locale. Nelle periferie ci sono grandi spazi, dove sarebbe possibile dare vita a eventi culturali e iniziative artistiche degne di una piccola metropoli quale è Genova.


5. Viviamo in una delle città più vecchie d’Europa, da cui spesso i giovani sono costretti a scappare per mancanza di lavoro, mentre altri che vorrebbero trasferirvisi, non trovano occasioni. Come si ferma il flusso in uscita? Ha in mente politiche cittadine per rilanciare l’occupazione e attirare giovani?

Genova per via dell’alta presenza di persona anziane, sta vivendo un forte confronto generazionale, nel quale i giovani stanno avendo la peggio perché quando se ne parla viene spesso a loro associato il termine “problema”. I giovani di Genova sono una risorsa, perché detentori di capacità e competenze che finiscono per sfruttare altrove. Bisognerebbe iniziare a dare loro più spazio di espressione, offrendo loro la possibilità di organizzare eventi su propria misura e di propria iniziativa.
Noi proponiamo la costituzione di Laboratori Urbani attraverso la riqualifica di immobili dismessi di proprietà del comune di Genova, come ad esempio scuole in disuso, siti industriali abbandonati, ex monasteri, mattatoi, mercati, immobili storici e caserme.
Ogni Laboratorio Urbano ha contenuti e caratteristiche proprie: spazi per l’arte e lo spettacolo; luoghi di uso sociale e sperimentazione delle nuove tecnologie; servizi per il lavoro; spazi espositivi, di socializzazione e di ospitalità.
L’insieme di tali laboratori possono costituire una rete comunale di spazi al servizio dei giovani e delle politiche a loro dedicate.
Genova costituisce un polo di attrazione a livello universitario, tuttavia una volta conclusi gli studi, una larga parte degli studenti è costretta ad abbandonare la città. Sicuramente questo è legato alla mancanza di lavoro, ma anche alla difficoltà che i giovani laureati hanno nell’interfacciarsi con un mondo complicato come quello lavorativo. Noi proponiamo, su l’esempio di porta 22 di Barcellona, l’applicazione di percorsi interattivi che permettano il costituirsi di un database comunale in cui è presente il profilo lavorativo del giovane. Il software si divide in quattro aree: orientarsi, scegliere una formazione, trovare lavoro, crearne uno proprio. A seconda del profilo tracciato, al candidato vengono indicati, in ordine di affinità, alcuni mestieri, scelti fra gli 865 disponibili sul database. Alla scheda dettagliata del mestiere viene abbinato un dettagliato elenco di aziende che cercano persone con le competenze professionali indicate e corsi da seguire per colmare le lacune o potenziare alcuni aspetti della propria preparazione.
I corsi si articolano in 4 punti: sviluppo delle competenze, strategia, gestione di un cambio professionale e dialogo con il mercato.


6. Genova e l’immigrazione. Come si arriva ad una migliore integrazione tra vecchi e nuovi genovesi? È favorevole o contrario alla costruzione della moschea e perché?

Consideriamo l’integrazione un termine ambiguo di cui si è abusato nel tempo senza incentivarne i reali presupposti. Quello che proponiamo oggi giorno è una maggiore interazione e collaborazione tra tutti coloro che contribuiscono culturalmente, socialmente ed economicamente alla città.
L’immigrazione non è certamente un problema, ma una risorsa economica e culturale che bisognerebbe valorizzare.
I problemi nascono quando non c’è un reale coinvolgimento di certe categorie, come possono essere gli immigrati, che in situazioni di incertezza possono, come qualsiasi altro cittadino in difficoltà, ricorrere a espedienti che fuori escono dalle norme.
Molte associazioni sono già impegnate sul territorio, promuovendo quel senso di solidarietà e accoglienza che rende concreta “l’integrazione” di persone venute da altrove a cercare fortuna nella nostra città, e certamente di queste bisogna valorizzare ancor di più l’impegno.
Ovviamente noi proponiamo anche un percorso dove sia chi accoglie sia chi arriva, si deve impegnare nella medesima maniera per giungere ad una convivenza pacifica e solidale.
Non si tratta di obbligare qualcuno ad adeguarsi a un qualche modello culturale, sempre che ne esista uno, ma si chiede alle persone di prendere atto del fatto che giunti in un nuovo paese, la prima cosa da farsi è rispettare le leggi che vi vigono per rispettare le persone che vi abitano.
Nella stessa maniera, chi accoglie deve sapere percepire i nuovi elementi portati da altrove, quali principi costituenti di una nuova realtà plurale culturalmente.
Proponiamo per tanto la costituzione di un assessorato per l’immigrazione, che sappia dialogare con tutte le realtà associative costituite da immigrati o persone di origine “straniera” e dalle associazioni che si rapportano quotidianamente con la cittadinanza immigrata, per progettare ed attuare insieme interventi sul territorio.
Inoltre, seguendo l’esempio del presidente della provincia di Urbino e Pesaro, proponiamo la cittadinanza onoraria per tutti i bambini e le bambine nate a Genova, per dare loro prova di essere e sentirsi parte della comunità genovese e prevenire quel senso di emarginazione e distacco fino ad ora generato da chi fomenta il conflitto sociale.
Siamo favorevoli alla costruzione di una moschea perché, come sancito dalla Costituzione, ad ogni individuo è garantito il diritto di culto. Visto che Genova ormai ha una parte abbastanza consistente di cittadini genovesi di fede musulmana, è necessario garantire loro il diritto ad avere un luogo di culto. Molte forze politiche strumentalizzano tale situazione senza offrire un’alternativa, ma per fomentare l’odio tra le persone, senza tenere conto della composizione attuale della società. Spesso si rimanda la decisione della costruzione di una moschea, avvalendosi di giustificazioni quali la viabilità per velare, ma neanche tanto, il razzismo esplicito nei confronti dei cittadini genovesi di fede musulmana. Siamo parte di una società che si definisce laica e che si fa promotrice dei diritti dell’uomo, allora senza ricorrere a quella falsa giustificazione della reciprocità delle azioni, è possibile dare prova di essere una società concretamente democratica che tutela i cittadini senza discriminazione alcuna.

7. Pensare a un progetto di mobilità sostenibile è indispensabile in una città come la nostra, spesso congestionata dal traffico delle auto private. Se diventasse sindaco, quali sarebbero le sue politiche in merito alle piste ciclabili e più in generale ai ciclisti? E quali per i mezzi pubblici?

Certamente una città sostenibile è una città dove il trasporto pubblico funzione bene ed è accessibile a tutte le fasce della società genovese. Inizieremmo certamente dal tagliare il servizio della navebus, che nonostante sia un mezzo efficiente ed anche suggestivo per spostarsi in città, ha un costo molto alto rispetto a quello che è il suo rendimento in quanto a numeri di passeggeri. Le risorse impiegate per la navebus andrebbero a sostegno di tutte quelle linee di autobus maggiormente utilizzate che hanno subito i tagli. Inoltre bisognerebbe rivedere il prezzo dei biglietti dell’autobus che non sono accessibili per tutti, tanto è che buona parte dei passeggeri non li acquista usufruendo del servizio in maniera fraudolenta. Tutto ciò si ripercuote su tutti i cittadini, svalutando così il servizio così come facendo perdere risorse necessarie e retribuire chi vi lavora. Sarebbe utile introdurre biglietti a fasce orarie con differenti prezzi, in modo da agevolare ed incentivare l’acquisto del biglietto anche a chi deve usufruire del trasporto pubblico per brevi tratte.
La nostra è una città collinare, quindi pensare a piste ciclabili dovunque è impensabile, certamente è possibile individuare alcune zone dove i ciclisti possano avere una via propria.

8. Genova e il digitale. Quali sono i suoi progetti per il wi-fi e per l’alfabetizzazione informatica? In che modo le istituzioni comunicheranno con i cittadini attraverso la rete?

Dai recenti dati pubblicati da Comscore sull’utilizzo di internet nei paesi europei emerge un quadro poco incoraggiante. L’Italia si piazza al quinto posto per utenti online con quasi 24,5 milioni rilevati da comScore nel mese di dicembre 2011, ma è molto più distaccata per quanto riguarda il tempo trascorso, infatti in media il tempo trascorso è pari a 17,7 ore. Inoltre la stragrande maggioranza degli utenti italiani utilizza canali di secondaria importanza come i social network. In primis vie è la necessità di educare i cittadini all’utilizzo della rete. In tal senso il movimento Fratelli e Fratellastri propone:

- Corsi base d’informatica gratuiti da svolgere presso le scuole e gli esercizi lavorativi ( cosa già attuata nei paesi scandinavi).
- Garantire a tutti i cittadini una adsl per la connessione attraverso un contratto lowcost. Tali contratti permetterebbero all’utente di accedere al sito per visionare i documenti, senza poter scaricare materiale audio-visivo.
- Semplificazione dei siti internet del comune attraverso l’utilizzo di un unico carattere di lettura, al fine di facilitare gli utenti meno esperti.
- Wi-fi libero in tutte le piazze principali, per facilitare i turisti che visitano la città e per equiparare Genova alle altre grandi città europee.


9. Ambiente. Quali sono i suoi programmi per i parchi, gli orti urbani e il verde pubblico? Come si può trasformare Genova in una città più a misura di persone?

Il problema ambientale è fortemente sentito sul suolo genovese. A livello globale sono due i punti che vengono considerati cruciali: l’utilizzo delle energie rinnovabili e la riduzione degli sprechi. Noi come Fratelli e Fratellastri ci sentiamo in dovere di affrontare queste tematiche, ma soprattutto di contestualizzarle. Promuoviamo la diffusione di impianti su tetti di proprietà del comune che non abbiano vincoli e l’aiuto alla ricerca in campo universitario. Più importante, perché più facilmente applicabile, è l’educazione ambientale.
La stragrande maggioranza delle case sul terreno genovese sono dei veri e propri “colabrodo energetici. Noi ci impegnamo per la promozione di una massiccia campagna di informazione ed educazione da svolgersi in tutti quegli ambienti di aggregazione di cittadini quali la scuola, i circoli ecc.
Per rendere la città accogliente ai cittadini occorre sicuramente incentivare l’istituzione di nuove aree verdi e la riqualificazione di quelle già esistenti. La riqualificazione delle aree verdi potrebbe essere affidata tramite l’istituzione di bandi a singoli o associazioni di cittadini, che posseggono requisiti e professionalità nella gestione di tali attività. Le attività di cura e riqualificazione degli spazi verdi e di arredo stradale, dovrebbero essere concordati con le associazioni di commercianti che esercitano nei differenti quartieri e che spesso sponsorizzano tali attività, ma non riescono a mantenerne la costante cura.
Molti parchi di Genova, permangono in uno stato di abbandono e non curanza, ciò priva la cittadinanza di aree, che oltre a rappresentare la naturale conformazione urbanistica della città, dovrebbero costituire luoghi di socializzazione e gioco per famiglie e bambini. Per tale motivo Fratelli e Fratellastri ritiene indispensabile inserire nel piano urbanistico comunale, la realizzazione di nuove aree verdi, distribuite in modo omogeneo in tutti i quartieri.
Inoltre anche la cura dei parchi e delle aree verdi può essere lo spunto per avviare un percorso di reinserimento sociale per tutti coloro che, per svariati motivi, hanno commesso un reato e sono attualmente reclusi nel carcere di Marassi. Noi proponiamo un impegno della collettività e spesso ci si dimentica di quella parte di cittadinanza detenuta nei carceri.
Il comune, come già fatto in passato, può attivare convenzioni con l’affollato carcere di Marassi, per dare la possibilità alle persone detenute di contribuire alla riqualificazione della città. E’ un’altro passo avanti verso una città che non emargina ma accoglie e sa reinserire chi si trova ai margini, trasformando quella che può essere una condanna in un nuovo inizio di vita per sé e per gli altri.


10. Parliamo un po’ di lei. In che quartiere abita?

Prima di stabilirmi a Sestri Ponente, ho abitato a Marassi poi a Prà.

11. L’ultimo libro, l’ultimo film...

L’ultimo libro letto è Capitalismo parassitario di Zigmunt Bauman
L’ultimo film visto è Invictus.


12. Genoa o Sampdoria?

In realtà l’unica cosa che mi piace del calcio è giocarlo, ma non tifo nessuna squadra particolare se non la nazionale italiana.


13. Quand’è l’ultima volta che si è sentito orgoglioso di essere italiano?

Il giorno che abbiamo deciso di ufficializzare la nostra partecipazione alle elezioni, molte persone si sono complimentate per “il coraggio” che dimostriamo provando a dare vita ad un reale evoluzione culturale con il nostro movimento. Quindi il loro sostegno e i loro complimenti mi fanno e ci fanno sentire in un Italia dove il vero cambiamento viene spesso stigmatizzato come un azione provocatoria e sterile.


13. Un difetto che non correggerà mai.

La testardaggine. Mi aiuta ad andare fino in fondo nelle mie scelte, pretese e rivendicazioni.


15. Un desiderio che vorrebbe realizzare.

Uno non basta, ma potremmo iniziare dall’avere certezze lavorative, non intesa come guadagno, ma piuttosto come mezzo che mi gratifichi umanamente, ovviamente senza morire di fame…